La mia storia con la psicologia

La mia relazione con la psicologia è iniziata alle superiori, spulciando qualche libro sull’interpretazione dei sogni trovato quasi per caso. Col tempo, ci ho preso gusto, tanto da cambiare città per andare a studiare all’università di Padova.

Ho iniziato la facoltà di psicologia proprio secondo le stereotipo che circola negli ambienti studenteschi: per “capire me stesso“. Col tempo, ho compreso che “capirmi” non mi avrebbe migliorato la vita, mentre cambiare alcuni comportamenti concreti sì.

Ero molto timido, così mi sono buttato nelle arti, in particolare nel teatro e nella poesia, per trovare un modo di esprimermi nonostante tutto. Verso la fine dell’Università ho incontrato la Psicoterapia della Gestalt, e ho iniziato ad approfondirla grazie ad un master che insegnava proprio ad utilizzare tecniche artistiche nella relazione d’aiuto. Mi è piaciuto, ho pensato di essere fortunato perché finalmente avevo incontrato una strada che mi interessava profondamente.

Ho continuato a studiare teatro e a scrivere. Dopo aver sperimentato un po’, mi sono specializzato in Psicoterapia della Gestalt e ho iniziato a svolgere la professione in maniera privata. Ho aperto il mio primo studio a Roma e poi, un paio d’anni dopo, un altro a Pomezia. Spesso organizzo laboratori in cui mescolo le mie arti preferite con la psicoterapia, tra Roma, Milano e Lecce.

Giovanni Porta


Il mio modo di fare psicoterapia

Ognuno di noi è composto da tante parti che, spesso, sono in disaccordo tra loro. Non di rado capita che le diverse parti interne litighino come tanti personaggi teatrali che si azzuffano. Tali litigi, se irrisolti, possono generare conflitti interni, sintomi, blocchi e somatizzazioni.

Il mio lavoro non si centra, dunque, sull’eliminare direttamente i sintomi con cui le persone arrivano in terapia (ad esempio ansia, panico, umore depresso ecc.) ma nel lavorare insieme a loro sui conflitti che li generano, favorendo il dialogo tra le parti interne.

Il fine è aiutarle a trovare degli accordi, dei compromessi il più possibile soddisfacenti per loro, in base ai loro principi e desideri.

Quando stiamo attraversando un conflitto irrisolto con noi stessi, è come se camminassimo con le gambe rotte: ogni passo richiede uno sforzo immane e non sempre riesce bene… La terapia è il luogo dove ricomporre le fratture interiori e ritrovare un senso di unità ed efficacia.

Elementi chiave del mio modo di fare terapia sono dunque:

ESPRIMERE LE PROPRIE EMOZIONI, ANCHE ATTRAVERSO L’ARTE

Prima di arrivare ad un dialogo tra le parti interne, bisogna conoscerne i vari punti di vista. Ogni parte si esprime tramite una particolare emozione.

Molte persone, purtroppo, si impediscono di contattare le proprie emozioni, magari perché inaccettabili socialmente (“non è da brava persona arrabbiarsi”, oppure “non ho nessun motivo per essere triste”), oppure per semplice mancanza di abitudine (“l’importante è ciò che penso, non ciò che sento”). In questo modo, però, si crea terreno fertile per lo sviluppo di qualche sintomo imprevisto.

Spesso, l’arte è un ottimo modo per esprimere emozioni che faticano a liberarsi. Personalmente, amo utilizzare i mediatori artistici (scrittura, teatro, disegno ecc.) come mezzo per facilitare delle espressioni emotive bloccate.

 

FAR DIALOGARE LE PARTI DI NOI

Una volta identificati i vari “punti di vista” che sono in conflitto dentro di noi, è importante farli dialogare e contrattare finché non trovano un accordo soddisfacente per tutte le parti.

Non sempre, però, è facile trovare un compromesso tra le varie parti, anche perché possono entrare in gioco elementi provenienti dal nostro passato.

 

ELABORARE I TRAUMI PROVENIENTI DAL PASSATO

“Trauma”, in greco, significa ferita.

Ognuno di noi è stato ferito, in qualche modo, dagli avvenimenti della vita. Esistono periodi (in particolare l’infanzia) in cui siamo più fragili e dunque gli eventi che ci accadono possono avere effetti dirompenti sullo sviluppo della nostra identità.

Famiglie di origine complesse, conflittuali o trascuranti, figure di attaccamento poco adeguate possono lasciare segni profondi nel nostro modo di stare al mondo. Si possono sviluppare in noi convinzioni traumatiche come “non vado bene” oppure “non mi posso fidare di nessuno”, convinzioni che ci ostacolano notevolmente nel raggiungimento del nostro benessere.

Una parte importante del lavoro di psicoterapia consiste nel ricontattare i nostri traumi, la nostra storia, ed illuminare le zone in ombra: tornare, in modo protetto e sicuro, dove siamo stati feriti.

Tornarci per recuperare le parti di noi a cui sembra di rivivere sempre quei momenti…

 

REALIZZARE CAMBIAMENTI CONCRETI NELLA VITA

A mio modo di vedere, una terapia efficace si valuta dagli effetti concreti che produce nella nostra vita, misurabili con il nostro grado di soddisfazione ed amor proprio.

Da qualunque storia proveniamo, nessuno di noi ha il potere di cambiare il passato Sicuramente però abbiamo il potere di modificare il presente, di ribellarci alle conseguenze che i problemi incontrati in passato hanno avuto su di noi e sulla nostra qualità di vita.

Siamo stati dei bambini non amati? A poco a poco possiamo reimparare a fidarci di persone selezionate con cura e, quando troveremo la forza di farlo, anche i traumi passati ci appariranno in un’altra ottica…


Formazione

Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova

Master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto” presso l’I.G.F. (Istituto Gestalt Firenze) di Roma

Specializzato in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma

Corso di specializzazione in “Teatro e Psichiatria” (corso della Regione Piemonte)

Iscritto all’Ordine degli Psicologi Lombardia n. 9528

“Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino”

(frase attribuita a P. Coelho)

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